martedì 23 settembre 2014

Liberaci dal male

Se tra i programmi di stasera in tv non trovate nulla che attiri davvero la vostra attenzione, il mio consiglio è quello di uscire ed andare al cinema a vedere Liberaci dal male (titolo originale: Deliver us from Evil) prima che non se ne abbia più la possibilità dato che il film è uscito lo scorso 20 agosto; è comunque ancora disponibile nei cinema più grandi. Si tratta di un horror che a parer mio quest’anno vince il premio per non essere stato il solito horror di sempre. Infatti a partire da Amityville horror (2005) abbiamo assistito ad una sfilza di horror tutti uguali, tutti con la stessa identica trama: una famiglia con qualche problema di fondo si trasferisce in una casa di campagna che, ovviamente, è infestata da qualche spirito che vuole vendicarsi per qualche sgarbo ricevuto in una vita passata minacciando così la loro vita. Gli ingredienti insomma sono stati sempre gli stessi: famiglia felice e casa infestata dal maligno.
 Finalmente le cose sembrano essere cambiate. Complice probabilmente la saturazione del mercato, Liberaci dal male ha dovuto riscrivere le regole del cinema horror. Non più un padre indifeso ed inerme davanti allo spirito maligno di turno, ma un coraggioso e testardo poliziotto che indaga su più casi di omicidio. 




domenica 3 agosto 2014

A.A.A Cercasi celebre pollice verde

Si immagina sempre che le star non abbiano il tempo di leggere un libro o di pulire la propria casa, in realtà per alcuni non è così. Anzi sono amanti del giardinaggio e fanno di tutto per curare al meglio le proprie dimore. 
Le prime che cavalcano l'onda di questa nuova moda sono Jennifer Aniston e Taylor Swift con i loro meravigliosi giardini delle ville di Beverly Hills, che fungono anche da meditation garden

Jennifer Aniston e Taylor Swift


                                                     due immagini della villa di Jennifer Aniston 


Totalmente diversa la visione del famoso chef Jamie Oliver, pioniere degli orti urbani e accanito sostenitori di una filosofia eco-food. 
La visione di Gwyneth Paltrow è più social, infatti per Stella McCartney ha organizzato un English Garden Party nel suo giardino agli Hamptons. 



Ma voi ce li vedete le celebrities con il cappello di paglia a rastrellare il terreno boccheggiando per il troppo caldo?? Un po' difficile per Tom Ford che più che un giardino ha un ranch in Texas progettato dall'illustre architetto Tadao Ando
Scavalca tutti Oscar de la Renta, mito della moda a stelle e strisce che di giardini ne ha due: uno nella Repubblica Dominicana e l'altro nel Connecticut, dichiarandosi giardiniere appassionato (magari fa giardinaggio in giacca e cravatta, che ne sappiamo!). 

Oscar de la Renta 
Due immagini della villa di Oscar


due immagini della villa in Connecticut sempre di Oscar 


domenica 30 marzo 2014

Harvey B-Brown

Buon pomeriggio a tutti!! E'da una vita che non pubblico, lo so!! Mi dispiace veramente molto ma il Master mi toglie molte energie!! 
Oggi ho fatto una piacevole scoperta: stavo impazzendo nel cercare di chi fossero i costumi che indossano le tre Sugababes nel videoclip del singolo Denial e cercando cercando ho scoperto chi era stato a dirigere tutto. Si tratta di Harvey B-Brown, direttore creativo di campagne pubblicitarie e videoclip oltre che fashion designer e interior designer, insomma bravissimo!! :D 




Questo è il suo sito internet che vi invito a vedere perché ci sono diversi video dei vari brand per cui ha lavorato che vi possono fare capire meglio il suo stile. 



Vi lascio con il video delle Sugababes così potete ammirare anche voi i bellissimi vestiti!!


A presto!! 

La Pinta*

sabato 15 febbraio 2014

Caro Hitchcock senza Dior non recito

Il successo iniziò a percepirlo nel 1947, quando conobbe la donna della porta accanto: Marlene Dietrich. "Tian" (come lo chiamavano i suoi amici) era molto giovane e aveva bisogno di un trampolino di lancio per far breccia a milioni di donne che, di lì a poco avrebbero indossato i suoi meravigliosi capi. In effetti Marlene era la sua vicina di casa in Avenue Montaigne a Parigi e si erano conosciuti tramite un amico in comune, Jean Cocteau. Tian la pregò di partecipare a quella prima sfilata e fu subito colpo di fulmine. La diva acquistò così tanti abiti di Dior da diventarne la prima testimonial. 

Marlene Dietrich


Marlene Dietrich

No Dior, no Drietrich” era stata la clausola contrattuale imposta dall’attrice tedesca per Paura inpalcoscenico di Alfred Hitchcock. Se i costumi non erano disegnati da Tian, lei non avrebbe recitato. Marlene si era innamorata di questa moda composta da gonne ampie e giacchini – corpetto. 

Marlene Dietrich


L’allora direttrice di Harpe’s Baazar, Carmel Snow lo definì 
new look , un nuovo stile che restituiva alle donne la percezione di una moda sontuosa, liberata dalla bellica rigidezza.
Marlene Dietrich è stata la prima di una lunga serie di attrici, principesse e artiste che hanno fatto del couturier lo stilista personale. Il libro Stars in Dior di Jerome Hanover (ed. Rizzoli International, pp. 248, euro 45) è un omaggio a quelle donne. Da Grace Kelly a Ingrid Bergman, da Natalie Portman a Nicole Kidman, come Dietrich, furono molte le attrici che vollero sul set solo abiti firmati Dior. 



Natalie Portman

domenica 26 gennaio 2014

A ciascun la sua agenda

Anno nuovo, vita nuova ma anche agenda nuova! Non mi dite che l’avete sostituita con gli smartphone e derivati perché stenterò a crederci.
Sono dell’idea che l’agenda sia la nostra compagna di sempre, uno scrigno dove annotare tanti piccoli segreti o curiosità che ci passano per la mente. Invece, da quando si corre per avere l’ultimo apparecchio tecnologico, l’idea di avere un taccuino su cui scrivere impegni su carta è diventato qualcosa di scomodo, quasi impensabile. 


Tuttavia l’idea di scrivere pensieri su carta, conservare una foto tra le pagine di un diario, spuntare una lista di cose da fare continua a destare fascino.
Esistono tantissimi formati a disposizione: mini, midi o maxi, con visualizzazione verticale od orizzontale, con una programmazione giornaliera, mensile o settimanale. Rilegata in pelle, plastica o carta riciclata, con o senza rubrica telefonica, l’importante è trovare quella giusta.
In pole position l’intramontabile Filofax, l’agenda con i fogli mobili in tanti modelli e dimensioni o quelle modulari della Quo Vadis, nel formato Planning per visualizzare l’intera settimana.


Quo Vadis


I modaioli ameranno invece il leggendario Moleskine: chiusura ad elastico e tasca portadocumenti. Oggi in tanti colori e varianti come quella dei Peanuts , Lego, Star Wars.




 Per gli amanti del lusso è impossibile non avere le agende Pineider, esempi del Made in Italy, dallo stile classico, copertine in pelle, carta pregiata oppure un Panama Diary, dal 1908 duttile e resistente come il famoso cappello. Piccolo con carta in filigrana di colore blu, può essere piegato, schiacciato o usato continuamente senza deformarsi.

Panama Diary


Pineider

Le agende Paperblanks fanno ricordare invece i vecchi carnet de notes, con copertine dai minuziosi rilievi e carta vergata.

sabato 18 gennaio 2014

Cervellotiche acrobazie con i Feria Musica


I Feria Musica non sono una normale compagnia di danza ma dei veri artisti circensi. Saltano creando mirabili piroette su di un imbuto rovesciato, con lo scopo di sfidare la forza di gravità, mentre dal cielo piovono vestiti come se qualcuno stesse aprendo un enorme guardaroba.


La compagnia belga è andata in scena qualche anno fa al Teatro La Fenicie di Senigallia con Infundibulum, spettacolo che fonde l’arte circense con la danza moderna per creare un mondo in equilibrio tra realtà e fantasia.
Per trasformare in una storia danzante le loro incredibili acrobazie, i Feria Musica hanno avuto il supporto tecnico e artistico di Mauro Paccagnella, coreografo padovano, il quale dopo essersi formato a New York, vive in Belgio da molti anni dove nel 1998 ha fondato il collettivo Woosh’ing Mach’ine.




"In medicina," spiega il danzatore " l’infundibulum è quella parte del cervello che collega l’ipotalamo, sede delle emozioni, all’ipofisi, da cui dipende l’attività endocrina. Il termine mi sembrava perfetto per un lavoro che, prima di tutto, è un incontro tra le arti: quella di un circo, che si rinnova senza rinnegare la tradizione, con la mia danza che non cerca perfezione dei movimenti, ma esplorazione"







La Pinta*



Immagini da: 
www.feriamusica.org
www.circo.it 
www.schaerbeek.be
ww.voir.ca
www.pinterest.com
www.klpteatro.it 

domenica 12 gennaio 2014

Rivoluzionando il design

Vi siete mai accorti delle forme di arredamento che si utilizzavano nel periodo tra le due guerre? Un periodo moto interessante soprattutto per il design e la moda.


Due manifesti degli anni '30 di Marcello Dudovich

Pensate a mobili dalle forme essenziali creati con materiali che fino ad allora non erano mai stati utilizzati nell’arredamento. Tutto ciò è stato inserito in una retrospettiva che si è svolta a Forlì intitolata Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre ai Musei San Domenico. All’interno della mostra si possono analizzare i mobili di Ulrich, i dipinti di Funi, De Chirico, Balla, alcune calzature della collezione Ferragamo e oggetti di arredamento disegnati da maestri come Gio Ponti, MarcelloPiacentini, Franco Albini.

Gino Severini, Matenità, 1916

Curatrice della sezione moda e design è stata Maria Paola Maino, la quale ha selezionato i pezzi partendo da un’idea ben precisa: “Dimostrare come, tra le due guerre, il Novecento fosse diventato un brand da attaccare a qualsiasi forma artistica, compreso il design”. 

Abito in organza e tulle, 1920

Abito in seta e jersey, 1938

Bisognava dare uno sguardo al passato, ma immaginando una casa moderna e accogliente. E’ quanto affermava Ponti nella sua rivista Domus, fondata nel 1928 “con la missione” esplicita la Maino “ di rinnovare il gusto di una media borghesia italiana che iniziava ad avere soldi da spendere per arredare i propri salotti”. Proprio all’interno della mostra è stata inserita una libreria inventata da Ponti per la linea di arredamento Domus Nova richiesta dalla Rinascente alla fine degli anni Venti per offrire, seguendo lo slogan della pubblicità, “mobili di forme semplici, ma di ottimo gusto”.

Gio Ponti e la rivista Domus

Gio Ponti, Vaso Prospectica 

lunedì 30 dicembre 2013

Beauty Made in East

Conquistare il Far East con la cosmetica non è un’impresa difficile, soprattutto se nel farlo ci debbono pensare le multinazionali della bellezza che hanno iniziato ad analizzare i consumatori asiatici da vicino, inaugurando centri di analisi e sviluppo da Tokyo a Singapore. Perché se è reale che si tratta di mercati dinamici le cui vendite crescono a ritmo del 33 % annuo (dato record riferito al gruppo L’Oréal in Indonesia nel 2012), sarebbe un’assurdità pensare di poter vendere una crema autoabbronzante ad una cinese o un rossetto occidentale a una ragazza malese.




Ogni Paese ha la propria percezione della bellezza ideale, con molte differenze estetiche e culturali”, afferma Florence Bernardin, trend setter esperta dell'Asia che collabora per l’agenzia francese Information & Inspiration. Prendiamo come esempio l’India, dove c’è una tale ossessione per i cosmetici che schiariscono la pelle fin dal 1978, quando Unilever lanciò il prodotto Fair & Lovely, una delle creme sbiancanti più famose e che oggi vale 432 milioni di dollari, con una crescita annua del 18 % (dati ACNielsen) e una spesa che supera quella della Coca Cola.
Una vera e propria ossessione che la star di Bollywood Nandita Das sta provando ad ostacolare con una campagna mediatica per frenare gli abusi. “La pelle scura è bella, voglio che le persone si sentano a loro agio così come sono” sostiene l’attrice, che ha intimato i giornali dallo “sbiancamento” delle sue fotografie con photoshop.




In Malesia è la religione ad imporre quali cosmetici distribuire ed esporre sugli scaffali, proibendo alle donne islamiche l’uso di cosmetici formulati con alcol (è vietato anche il solo contatto), con sostanze di origini animali (guai se avesse a che fare con la carne di maiale) o esenti di certificazione halal del Malaysian Islamic Development Department.


Anche l’universo cosmetico maschile è in continua crescita ed è pieno di sorprese: basti pensare che i coreani utilizzano più trucchi di un’italiana media e gli indiani adorano i nostri profumi femminili all’essenza di gelsomino, pare che anche i cirillici hanno scoperto le nostre fragranze e sono già diventati assidui consumatori.








La Pinta*




Immagini da: 

www.rocketsing.com
www.donnavip.it 
www.coolage.in