domenica 12 gennaio 2014

Rivoluzionando il design

Vi siete mai accorti delle forme di arredamento che si utilizzavano nel periodo tra le due guerre? Un periodo moto interessante soprattutto per il design e la moda.


Due manifesti degli anni '30 di Marcello Dudovich

Pensate a mobili dalle forme essenziali creati con materiali che fino ad allora non erano mai stati utilizzati nell’arredamento. Tutto ciò è stato inserito in una retrospettiva che si è svolta a Forlì intitolata Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre ai Musei San Domenico. All’interno della mostra si possono analizzare i mobili di Ulrich, i dipinti di Funi, De Chirico, Balla, alcune calzature della collezione Ferragamo e oggetti di arredamento disegnati da maestri come Gio Ponti, MarcelloPiacentini, Franco Albini.

Gino Severini, Matenità, 1916

Curatrice della sezione moda e design è stata Maria Paola Maino, la quale ha selezionato i pezzi partendo da un’idea ben precisa: “Dimostrare come, tra le due guerre, il Novecento fosse diventato un brand da attaccare a qualsiasi forma artistica, compreso il design”. 

Abito in organza e tulle, 1920

Abito in seta e jersey, 1938

Bisognava dare uno sguardo al passato, ma immaginando una casa moderna e accogliente. E’ quanto affermava Ponti nella sua rivista Domus, fondata nel 1928 “con la missione” esplicita la Maino “ di rinnovare il gusto di una media borghesia italiana che iniziava ad avere soldi da spendere per arredare i propri salotti”. Proprio all’interno della mostra è stata inserita una libreria inventata da Ponti per la linea di arredamento Domus Nova richiesta dalla Rinascente alla fine degli anni Venti per offrire, seguendo lo slogan della pubblicità, “mobili di forme semplici, ma di ottimo gusto”.

Gio Ponti e la rivista Domus

Gio Ponti, Vaso Prospectica 


Sicuramente gli arredi scelti da Maino fanno intendere anche che non tutti gli oggetti di quel periodo davano uno sguardo verso il futuro. Del resto, quelli sono stati gli anni dell’ascesa del fascismo e, dopo il passaggio del movimento futurista, di un ampio ritorno all’ordine e all’importanza del passato. Come le due poltrone rosse in stile Decò regalate per il matrimonio della figlia di Margherita Sarfatti, amante del Duce e grande promotrice culturale dell’epoca. 

Sedia rossa per la casa di Fiammetta Sarfatti di Marcello Piacentini, 1933



Scarpe degli anni '30 di Salvatore Ferragamo




E ancora, la credenza progettata da Tito Varisco, nei cui sportelli sono raffigurati quadri del Quattrocento rammenta che il movimento Novecento, di Mario Sironi e Achille Funi, guardava al Rinascimento come un modello irrinunciabile. “Tutto il design ideato nel ventennio tra le due guerre oscilla tra innovazione e classicismo. Alla fine, però, a prevalere fu la linea più essenziale e moderna. Capace di portare la contemporaneità nelle nostre case”, afferma Maino.

Abito in jersey, 1929

Abito in seta, 1938





La Pinta*




Immagini da: 

www.beniculturali.it 
www.visitgenoa.it 
www.marcellodudovich.it

5 commenti:

ELISA ha detto...

un bel post....mi ha fatto fare un viaggio nel passato!
Nameless Fashion Blog
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Alessandra Heidelberg ha detto...

Bel post! Mi piace molto l'abito di seta!
Alessandra
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Rachele Cirri ha detto...

Molto interessante questo post. Compimenti
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Sara Daniele ha detto...

Adoro questi posts, in cui si può conoscere di più del passato e fare un viaggio alla scoperta di come le epoche venivano rappresentate in moda e cultura.

Andrea SSwag ha detto...

Molto interessante e fantastici abiti!Un bacio

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